Pavel Durov, fondatore di Telegram, rilasciato con libertà condizionale in Francia

Pavel Durov, miliardario franco-russo e fondatore di Telegram, è stato rilasciato con libertà condizionale dal Tribunale di Parigi. L’accusa principale contro di lui è di “aver consentito attività criminali” attraverso la sua app di messaggistica, Telegram. Il procuratore di Parigi, Laure Beccuau, ha confermato che Durov è stato rilasciato dietro pagamento di una cauzione di cinque milioni di euro, con l’obbligo di presentarsi due volte a settimana presso una stazione di polizia e di rimanere in Francia. Questa decisione è stata presa dopo un’udienza durata diverse ore.

Durov era stato arrestato quattro giorni fa all’aeroporto di Le Bourget, alle porte di Parigi, nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria aperta il mese scorso che riguarda 12 presunte violazioni penali. Dopo che i termini del fermo sono scaduti, la magistratura francese ha deciso di rilasciarlo con libertà condizionale. Un giudice istruttore ha concluso la detenzione di Durov, il quale dovrà comparire in tribunale per una prima udienza che potrebbe portare a una formale incriminazione.

Le accuse contro Durov si sono intensificate con l’aggiunta di sospetti di gravi violenze contro uno dei suoi figli, un nuovo elemento che ha ulteriormente complicato la sua situazione legale. Il caso continua a evolversi, arricchendosi di nuovi sviluppi e misteri. L’arresto di Pavel Durov ha generato un’ampia reazione in Russia. Diversi funzionari governativi russi hanno definito l’arresto come politicamente motivato, sostenendo che rappresenti un doppio standard dell’Occidente sulla libertà di espressione. In risposta a queste critiche, il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato che l’arresto di Durov non ha motivazioni politiche ma è il risultato di un’indagine indipendente. Macron ha inoltre sottolineato su X (ex Twitter) che la Francia è fermamente impegnata nella tutela della libertà di espressione, ma che tali libertà devono essere esercitate nel rispetto di un quadro giuridico volto a proteggere i cittadini e i loro diritti fondamentali.

Telegram, l’app di messaggistica fondata da Durov e suo fratello, conta quasi un miliardo di utenti a livello globale. La società ha dichiarato di rispettare le leggi dell’Unione Europea e ha assicurato che la sua moderazione dei contenuti è conforme agli standard del settore e in continuo miglioramento. Ha anche rigettato l’idea che una piattaforma o il suo proprietario possano essere considerati responsabili per attività criminali condotte dai suoi utenti.

Durov non è nuovo alle tensioni con le autorità governative. In passato, aveva già affrontato pressioni da parte del governo russo quando era a capo di VKontakte, il popolare social network russo che aveva fondato nel 2006. Dopo aver venduto la sua partecipazione in VKontakte nel 2013, Durov ha lasciato la Russia, sostenendo che le autorità gli avevano chiesto di eliminare le comunità online degli attivisti dell’opposizione e di consegnare i dati degli utenti coinvolti nelle proteste popolari in Ucraina del 2013-2014.

Il caso di Pavel Durov continua a suscitare grande interesse internazionale. Con il progredire delle indagini, l’esito potrebbe avere ripercussioni significative non solo per il futuro di Telegram, ma anche per il dibattito globale sulla libertà di espressione e la responsabilità delle piattaforme digitali. L’attenzione resta alta sul prossimo sviluppo legale che potrebbe definire ulteriormente il destino di Durov e la posizione della Francia in questo contesto complesso.

Elena Fausto

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