
Steve Endacott, un imprenditore di 59 anni con una passione per la politica, si era candidato per i conservatori nel 2022, ottenendo solo poche centinaia di voti. In vista delle elezioni del 4 luglio in Gran Bretagna, Endacott ha deciso di candidarsi per un seggio in Parlamento nella circoscrizione di Brighton, sfruttando l’intelligenza artificiale come strategia elettorale.
Nei volantini della sua campagna elettorale, non appare il volto di Endacott, ma quello del suo avatar, AI Steve. La società di Endacott, Neural Voice, alimenta questo alter ego IA, che promette di votare in Parlamento seguendo la piattaforma politica derivante dal feedback degli elettori, i quali possono interagire con il bot 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per fare domande e proporre idee.
Endacott ha affrontato le preoccupazioni riguardanti la trasparenza e il rischio di “influenze esterne” dichiarando che le proposte dovranno passare al vaglio di un gruppo di 500 validatori, garantendo così che nessuno possa facilmente manipolare il sistema.
La Commissione elettorale britannica ha chiarito che il deputato sarà comunque il candidato eletto in carne ed ossa, non l’applicazione generata dall’IA che questi deciderà di utilizzare. Endacott ha fondato un nuovo partito, Smarter UK, che però non è stato registrato in tempo per le elezioni. Di conseguenza, AI Steve si presenta come candidato indipendente per il seggio attualmente occupato da Caroline Lucas dei Verdi, partito favorito nei sondaggi per la riconferma.
Durante la campagna, Endacott, che si definisce “un capitalista con una coscienza socialista”, cerca di guadagnare voti uno a uno, piazzando un cartonato a grandezza naturale dell’avatar AI Steve sul celebre molo della città nel sud dell’Inghilterra. Invita i passanti a “dare una chance” a AI Steve, rispondendo alle loro domande su vari temi, dai diritti LGBTQ all’ambiente.
Le reazioni dei potenziali elettori sono variegate. Molti sono riluttanti a votare per un candidato IA, ma riconoscono l’importanza del tema dell’uso dell’intelligenza artificiale in politica. Eona Johnston, 23 anni, è aperta all’idea: “Stiamo usando l’IA in così tanti settori, al lavoro, nelle interazioni sociali, perché non metterla in politica?”. D’altro canto, Jim Cheek, 37 anni, è più scettico: “Penso che l’intelligenza artificiale sia solo una piccola parte di ciò che rende un deputato buono o cattivo, questa cosa mi sembra più che altro una trovata”. Andy Clawson, 42 anni, ha risposto con humour britannico: “L’IA e i politici hanno una cosa in comune: non ci si può fidare di loro”.
Elena Fausto