In queste ore stanno emergendo dettagli sempre più inquietanti dall’inchiesta delle forze dell’ordine sul neonato ritrovato morto domenica mattina sugli scogli di Villa San Giovanni, ancora con il cordone ombelicale attaccato. La madre è una ragazzina di appena 13 anni, coinvolta in un giro di prostituzione minorile. Lo scenario che si delinea è scioccante: il neonato sarebbe stato ucciso dopo il parto, e la madre della 13enne è ora sotto arresto con l’accusa di aver ucciso o contribuito a uccidere il suo nipotino, per poi abbandonarne il corpo tra gli scogli, nascosto in uno zainetto avvolto in stoffe e plastiche. Questa donna, poco più che trentenne, avrebbe inoltre spinto la figlia alla prostituzione.
La comunità di Villa San Giovanni è sotto shock da quattro giorni. Mai prima d’ora la cittadina aveva vissuto un episodio simile, e tutti si chiedono come sia stato possibile. La presenza di tali sacche di degrado in una realtà che si considera evoluta e civilizzata sta facendo riflettere profondamente.
La 13enne, che frequenta l’ultimo anno di scuola media e presenta disturbi cognitivi, aveva un insegnante di sostegno. C’è molta indignazione nel contesto scolastico, poiché questo episodio mette in luce le ipocrisie di una società che parla molto di inclusione ma rimane indifferente davanti a situazioni tragiche, fino al drammatico epilogo di un neonato ucciso e abbandonato in riva al mare. La ragazza ha frequentato la scuola regolarmente fino al 21-22 maggio, rendendo evidente a tutti che fosse incinta. La scuola, soprattutto in assenza di un supporto familiare adeguato, dovrebbe essere la prima istituzione educativa e formativa. Questa vicenda sta dunque imbarazzando anche dirigenti scolastici e insegnanti, che sono stati sentiti dagli inquirenti.
Nel frattempo, verrà effettuato un esame del DNA sul corpo del neonato per identificare l’uomo che ha messo incinta la 13enne. Si presume che si tratti di uno straniero, visti i lineamenti e la carnagione del piccolo, ma identificarlo è cruciale per comprendere l’ampiezza di questo giro di prostituzione minorile nella zona. Le indagini sono appena iniziate.
Poche ore fa, investigatori della Polizia di Stato e dei Carabinieri hanno fermato una donna quarantenne di Reggio Calabria, indagata per infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale. La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha emesso il provvedimento precautelare, coordinando le attività avviate immediatamente dopo il ritrovamento del corpo del neonato la mattina di domenica 26 maggio, sugli scogli della darsena di Villa San Giovanni.
La ricostruzione dei fatti, pur essendo ancora in fase di indagini preliminari e rispettando il principio di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, indica che la donna, subito dopo il parto di una delle due figlie minori, avrebbe riposto il neonato in uno zainetto per poi abbandonarlo sulla scogliera. Le indagini sono iniziate grazie a una segnalazione sui sospetti di gravidanza della minore e il suo nucleo familiare. Con la direzione costante della Procura, gli agenti hanno passato al setaccio i sistemi di videosorveglianza della zona, riuscendo a ricostruire parte del percorso compiuto dall’indagata prima dell’abbandono. Le testimonianze raccolte nei giorni scorsi hanno supportato l’ipotesi investigativa iniziale. Dopo gli adempimenti di rito, la donna è stata trasferita al carcere di Reggio Calabria, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Andrea Quattrone