
La recente sentenza della Corte Suprema italiana sul saluto fascista ha suscitato notevoli dibattiti e controversie. Secondo la decisione della Corte, il saluto fascista, noto anche come saluto romano, può essere considerato un reato solo “in certe circostanze”. Queste includono situazioni in cui il gesto comporta un “pericolo concreto” di rivivere il partito fascista bandito o rappresenta un rischio per l’ordine pubblico secondo la legge Mancino del 1993, che consente la persecuzione di chi si impegna in discriminazione razziale, etnica e religiosa e incita all’odio.
La Corte ha ordinato un nuovo processo d’appello nel caso di otto militanti neofascisti che hanno effettuato il saluto durante un evento a Milano nel 2016 per commemorare l’uccisione del militante Sergio Ramelli nel 1975. La sentenza è stata interpretata in modo che il saluto non sia un reato penale se eseguito durante eventi come una recente manifestazione a Roma per commemorare l’uccisione di tre giovani neofascisti nella capitale italiana nel 1978.
La manifestazione dell’Acca Larenzia, che si svolge ogni gennaio, ha scatenato indignazione sia in Italia che a livello internazionale, dopo che video di centinaia di uomini che eseguivano il saluto fascista sono diventati virali. C’è stata un’indagine della polizia sull’evento, che si è svolto fuori dalla ex sede del Movimento Sociale Italiano (MSI), predecessore del partito di destra Fratelli d’Italia guidato oggi dalla premier italiana Giorgia Meloni. La premier Meloni, che non ha partecipato alla manifestazione di Roma, è stata criticata per non aver condannato l’incidente, nonostante ripetute richieste di farlo.
Questa decisione della Corte Suprema ha suscitato reazioni miste. Da una parte, alcuni gruppi neofascisti come CasaPound hanno salutato la sentenza come una “vittoria storica”, sostenendo la loro partecipazione a innumerevoli raduni che celebrano il passato fascista dell’Italia. D’altra parte, esperti legali hanno avvertito che le condanne sono improbabili e che la sentenza non risolve un problema che da tempo tormenta l’Italia, che non ha mai affrontato pienamente l’eredità del dittatore fascista Benito Mussolini.
Andrea Quattrone