Parità dei sessi, parità di salario

Anche nel Paese più evoluto e progressista non bisogna dare i diritti mai per scontati. Infatti arriva dall’Islanda lo sciopero delle donne contro il “gender pay gap” ovvero la pratica culturale messa in atto secondo cui le donne, a parità di merito e mansioni, sono pagate meno degli uomini. 

Le organizzatrici chiedono che vengano resi pubblici gli stipendi di tutti i settori, specie quelli in cui sono impiegati le donne tra cui, in particolare, quello delle pulizie, notoriamente tra i meno retribuiti nel mercato del lavoro. 

L’appello annuncia anche che “lo sciopero includa il lavoro in casa; non assumerci il lavoro non retribuito che dovremmo assumerci, come la cura dei bambini e i lavori domestici. Ci aspettiamo che mariti, padri, fratelli e zii si assumano le responsabilità legate alla famiglia e alla casa: preparare la colazione e il pranzo al sacco, ricordare i compleanni dei parenti, comprare un regalo per la suocera, fissare un appuntamento dal dentista per tuo figlio, etc”.

Allo sciopero ha aderito anche la Prima Ministra, l’ecoprogressista Katrín Jakobsdóttir. “Oggi non lavorerò perché mi aspetto che facciano lo stesso anche tutte le donne che fanno parte del governo”, ha affermato la premier, assicurando che i suoi ministri stanno esaminando il modo in cui vengono valutate le professioni dominate dalle donne, rispetto ai campi tradizionalmente dominati dagli uomini. 

Luisa L.

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