Matteo Messina Denaro è morto

Nella notte tra domenica 24 e lunedì 25 settembre è morto Matteo Messina Denaro. Il boss della mafia siciliana aveva 62 anni. Arrestato lo scorso 16 gennaio dopo circa 30 anni di latitanza, si è spento nell’ospedale dell’Aquila dove era ricoverato, in una stanza blindata, dal mese di agosto. Soffriva da tempo di un tumore al colon e da venerdì era stato dichiarato in coma irreversibile.

La salma di Matteo Messina Denaro sarà trasferita da L’Aquila a Castelvetrano, paese d’origine dell’ex boss di Cosa Nostra, dove poi sarà tumulato. Una volta avuti i resti, la famiglia deciderà se procedere alla cremazione come da sua ultima volontà. Come predisposto dal questore e dal prefetto, sono state vietate cerimonie pubbliche di commiato, sia religiose che laiche, compresa la commemorazione al cimitero cittadino.

Il generale Angelosanto, comandante dei ROS dei carabinieri intervistato da Bruno Vespa ha dichiarato: “Saranno avviati rapporti e interlocuzioni anche con le altre province perché va individuato un nuovo capo” parlando del ‘dopo’ Matteo Messina Denaro, ex primula rossa di cosa nostr. “Cosa nostra è viva e ancora forte, ha avvertito il colpo, sia la mafia della provincia trapanese di cui Messina Denaro era a capo, sia delle altre province che guardavano a lui come a un simbolo – ha affermato – Messina Denaro esercitava suo ruolo di capo della famiglia di cosa nostra trapanese e aveva rapporti di interlocuzione con i rappresentanti mafiosi delle famiglie di Agrigento, Palermo e le altre province siciliane”. Il comandante ha anche spiegato che al momento si sta lavorando sul materiale rinvenuto nell’ultimo appartamento in cui ha vissuto l’ex boss. “Abbiamo trovato una copiosa documentazione e centinaia di biglietti, conti, riferimenti a persone, anche con nomi in codice – ha affermato – stiamo lavorando su questo materiale per individuare tutti i fiancheggiatori tant’è che già dopo l’arresto di gennaio abbiamo tratto in arresto altri 8 esponenti dell’organizzazione”. “Andiamo avanti per rete di favoreggiamento e vanno individuate le ricchezze e i settori dell’economia gestiti da imprenditori vicini alla mafia”.

Andrea Q.

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