
A recrudescenza dei conflitti bellici nel mondo, oltre 200 per quanto a nostra conoscenza, offre l’abbrivio per riesumare la posizione dello scienziato Einstein rispetto alla guerra. Einstein ha due principali progetti: l’individuazione di una teoria unificatrice dell’universo fisico e l’eliminazione della guerra dal mondo umano. Einstein vive la tragedia della Prima Guerra Mondiale, del primo dopoguerra, del Nazismo, della persecuzione degli ebrei, della Seconda Guerra Mondiale, del terrore atomico, della Guerra Fredda e della persecuzione politica durante il Maccartismo. Esaurito il Secondo Conflitto, in palese contrasto col nuovo sistema, si schiera a favore dei fisici tedeschi epurati dalle Università.
Secondo Einstein la guerra che pretende di risolvere i conflitti internazionali uccidendo esseri umani viola le leggi dell’universo e interferisce con l’evoluzione stessa della natura. Egli piuttosto sostiene il superamento dei nazionalismi e la creazione di una struttura sovranazionale per la gestione efficace dei problemi internazionali e la salvaguardia della dignità della persona. Nel giugno 1919 firma il Manifesto di Rolland che condanna la partecipazione del mondo della scienza e della cultura alla guerra: scienziati e tecnici hanno contribuito allo sviluppo delle armi, umanisti e artisti hanno fornito supporto ideale alla guerra e promosso nazionalismo, odio e fanatismo. Nello stesso anno fa parte di una commissione di privati cittadini per investigare sui crimini di guerra tedeschi in Belgio, Olanda e Francia ma auspica la creazione di un Organismo internazionale per la punizione di tutti i criminali di guerra di ogni Paese. Nel successivo anno promuove una petizione per il rilascio dei prigionieri politici. Fa parte della Lega per le Nazioni assieme a Matrie Curie e a Henry Bergson ma si dimette quando la Francia, vincitrice, occupa la Ruhr (ponendo peraltro le basi per i successivi conflitti). Si dimette definitivamente nel 1930. Contesta nel 1932 la Conferenza per il disarmo di Ginevra osservando che “non si riduce la possibilità di guerre formulando regole per i combattimenti”. Einstein non apprezza l’olocausto, non considera i giapponesi scimmie gialle e i bolscevichi esseri inferiori, non plaude al bombardamento delle citta inermi e esclude che la bomba nucleare sia lo strumento privilegiato per risolvere i conflitti.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale si batte per il reinserimento degli scienziati tedeschi, ripudiati dalla comunità scientifica internazionale, nel naturale contesto scientifico. Suggerisce di guardare la terra dalla luna per scoprire che lo sviluppo tecnologico e l’interdipendenza economica non sono patrimonio esclusivo di una parte. Nel 1930 si era dimesso dalla Lega per le Nazioni avendo costatato che gli interessi politici ed economici che sottendono agli Organismi Sovranazionali prescindono dal pacifismo, negli anni cinquanta deve amaramente verificare il vigore di tali modalità, aggravato dalla concreta possibilità che gli Stati realizzino in proprio l’arma nucleare di cui, indirettamente, è padre.
Andrea Quattrone