Gli appelli degli influencer: “I social e le challenge non devono mettere in pericolo nessuno”

A Casal Palocco, Roma, il suv guidato dallo youtuber Matteo Di Pietro ha travolto l’auto su cui viaggiava il piccolo Manuel di 5 anni, uccidendolo. Nel modenese, Yahya Hkimi si è tuffato nelle acque agitate del fiume Secchia senza più riemergere. 

Due fatti di cronaca che hanno in comune i social network e le “challenge”, sfide, talvolta pericolose, intraprese per vincere qualcosa o conquistare follower. Nel caso dell’incidente di Casal Palocco la sfida del collettivo The Borderline era “stare per 50 ore su una Lamborghini”.

Le challenge sono spesso usate anche a fin di bene. Come nel caso della Ice bucket challenge per la ricerca sulla Sla, in cui personalità di tutto il mondo sfidavano altri vip a versarsi addosso un secchio di acqua ghiacciata per sostenere la causa della ricerca.

I tg nazionali danno spazio ogni giorno a una campagna che invita a usare i social con maggior consapevolezza. E a parlare sono loro, Youtuber, Twitcher, Instagrammer, TikToker, spesso definiti “influencer” per facilitare le cose. Più correttamente sono “content creator”, creatori di contenuti: video, reel, foto che raccontano la realtà con i loro occhi e spesso anche tutta una generazione, con le sue immancabili fragilità.

Molti hanno iniziato giovanissimi, alcuni campano di questo. Per loro, i follower significano abbonamenti, clic, in altre parole, soldi. In molti casi, ci troviamo davanti a hobby, passatempi diventati un lavoro vero. E, come tale, portatore di responsabilità vere. Come spiega Marcello Ascani, quasi 800 mila follower su YouTube, metà YouTuber metà imprenditore digitale, che lo scrive a caratteri cubitali sul suo canale: “Sono un buon esempio per i vostri figli” e che spiega che “più si ha un peso, più si hanno responsabilità”.

Elena Fausto

Lascia un commento