Caso Omerovic, gli inquirenti vagliano otto posizioni. Pesa l’assenza di immagini di sorveglianza

Sarebbero al vaglio degli inquirenti otto posizioni nell’indagine sulla vicenda di Hasib Omerovic, il 36enne di origine rom precipitato il 25 luglio scorso dalla sua abitazione, nel quartiere di Primavalle a Roma, nel corso di una perquisizione delle forze dell’ordine. Perquisizione, si è appurato ieri, effettuata senza mandato, come ha precisato la Procura capitolina. L’uomo, sordomuto dalla nascita, è ora in coma vigile, ricoverato al policlinico Gemelli da 50 giorni, e rischia la vita.

Intanto, in base alle verifiche effettuate nella zona di via Gerolamo Aleandri, dove si trova l’appartamento degli Omerovic, non ci sarebbero immagini di impianti di videosorveglianza utili alle indagini. Oggi i legali della famiglia di Hasib hanno avuto un breve incontro con i titolari dell’indagine.

Al momento, i pm di piazzale Clodio procedono per il reato di tentato omicidio ma non è escluso che nei prossimi giorni possano essere contestate altre fattispecie, tra cui il falso, alla luce dell’analisi della relazione di servizio che è stata acquisita. L’aspetto che ora si sta cercando di chiarire è se si sia trattato di una perquisizione di iniziativa, coordinata da un funzionario, o di una decisione presa autonomamente dagli agenti.

Nell’ambito dell’inchiesta, sono già stati sentiti tutti i vicini della famiglia Omerovic, che intanto avrebbero lasciato l’appartamento luogo dei fatti, non sentendosi più sicuri in quella zona.

Oltre alla sorella di Hasib, in casa al momento di quello che appare come un incidente con molti aspetti ancora poco chiari, ci sarebbe anche un’altra testimone oculare: si tratta di una inquilina del quinto piano, mediatrice culturale.

Stavo annaffiando le piante sul balcone, quando l’ho visto cadere giù ma non ho capito se si è buttato o l’hanno lanciato sotto. Mi tremano ancora le gambe se ci penso, e purtroppo per lo choc non ricordo se sia caduto di spalle o con il viso rivolto verso l’alto. Ho visto, poi, i poliziotti che si avvicinavano al corpo e cercavano di aiutarlo

L’indagine è stata delegata alla Squadra Mobile di Roma e si sta svolgendo con la piena collaborazione della Polizia di Stato. Gli agenti coinvolti nella vicenda saranno sentiti dagli inquirenti per chiarire la dinamica dei fatti. 

Pare che a spingere la Polizia ad effettuare il controllo nell’abitazione sia stato un post apparso sulla pagina Facebook di quartiere, nel quale si accusava l’uomo di molestare le donne. Un controllo “preventivo”, come avviene (è stato spiegato) in casi analoghi. La necessità di agire tempestivamente, anche in assenza di denuncia, sarebbe dunque la motivazione che ha portato i poliziotti a casa dell’uomo. A raggiungere l’abitazione sarebbero stati in quattro, tre uomini e una donna.

Elena F.

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