
Era montato sulla prua delle navi da guerra dell’impero romano per affondare le navi dei cartaginesi, durante la prima guerra punica: è stato individuato ad 80 metri di profondità e riportato alla luce dal nucleo Carabinieri subacquei di Messina (comando di Trapani): si tratta di un rostro in bronzo, perfettamente intatto dopo duemila anni, rinvenuto in una zona al vaglio degli archeologi della soprintendenza del mare: l’importanza del ritrovamento – dai fondali sono stati già recuperati altri 23 reperti, risalenti alle battaglie delle Egadi – perchè aggiunge un altro tassello per ricostruire gli scontri navali che portarono alla sconfitta di Cartagine dopo 20 anni di combattimenti nei mari – ora – siciliani.
Le operazioni sono avvenute con l’intervento della nave oceanografica “Hercules”, del nucleo carabinieri Subacquei di Messina con la Motovedetta “Pignatelli” e di un battello del distaccamento navale di Favignana. Nell’ambito della collaborazione tra nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Palermo, Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e l’organizzazione “Rpm Nautical Foundation”.
Il rostro in bronzo, ricoperto da flora subacquea e placton marini, rimasto intatto dopo duemila anni, era adagiato sui fondali di Levanzo (Trapanese). L’importante reperto sarà consegnato ai funzionari della Soprintendenza del Mare. Una sinergia ed un lavoro di squadra tra militari dell’arma e le istituzioni del territorio, a difesa del patrimonio culturale siciliano.
Andrea Quattrone