
La Corte suprema degli Stati Uniti intende annullare la legge del 1973 che garantisce il diritto all’aborto alle donne. Lo scrive la testata Politico, che ha ottenuto in esclusiva una bozza scritta dal giudice Samuel Alito sul parere della maggioranza dei componenti il collegio. Il documento è un ripudio “totale e fermo” della storica sentenza “Roe vs Wade”, di quasi 50 anni fa, che garantiva la tutela costituzionale federale del diritto all’aborto, poi integrata da una successiva decisione del 1992 – “Planned Parenthood vs Casey” – che in gran parte confermava il diritto. “Riteniamo che ‘Roe e Casey’ debba essere annullata” si legge nel documento intitolato ‘Parere della Corte’. “Roe aveva terribilmente torto fin dall’inizio: è tempo di dare ascolto alla Costituzione e restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo” dice ancora la bozza.
Centinaia di donne dei movimenti pro-choice hanno protestato nella notte di fronte alla Corte Suprema orientata a ribaltare la storica sentenza “Roe vs Wade” con cui nel 1973 la stessa Corte riconobbe il diritto costituzionale all’aborto negli Usa
Il raggiungimento, nel 1973, della legge che garantiva alle donne di interrompere la gravidanza era stato visto quasi come il coronamento di un’importante stagione di riforme, di diritti chiesti a gran voce manifestando per le strade, a volte anche in forma violenta. Tutti gli Anni Sessanta sono stati caratterizzati da una feroce contrapposizione nella società americana (e non solo) tra chi chiedeva più diritti (gli afroamericani, gli omosessuali, le minoranze) e quanti, da destra, lottavano per lo status quo. Le morti di Martin Luther King e Robert Kennedy rappresentano i momenti più drammatici di questo scontro “di civiltà”. C’era anche, infine, una sanguinosa guerra che l’America combatteva “per procura” in Vietnam, che contribuiva ad incendiare il clima.
Oggi come andrebbe interpretato un atto giuridico così dirompente, qualora fosse approvato, come la negazione del diritto costituzionale all’aborto? Forse come il coronamento di un’altra stagione, all’opposto di quella di 50 anni fa: il lascito tardivo di Trump a quell’America che gli ha voltato le spalle, ma che lui già confida di riprendersi tra due anni, dopo un piccolo assaggio nelle elezioni di mid-term del prossimo autunno? In questa intricata vicenda, infatti, un tassello cruciale del puzzle politico-sociale-costituzionale che ruota intorno all’aborto è costituito dal Congresso americano e dalla composizione che andrà assumendo nei prossimi mesi: da un’attuale maggioranza democratica, è altamente probabile che con le elezioni di medio termine si vada verso un rovesciamento degli assetti (maggioranza in mano ai repubblicani), cosa che consentirebbe a Camera e, soprattutto, al Senato di legiferare in senso diverso rispetto agli orientamenti del presidente Biden e dei democratici in materia di aborto, alla luce delle indicazioni della Corte Suprema, di cui la “bozza Alito” costituisce il punto di partenza.
Quello che raccontano i sondaggi, tuttavia, descrive una realtà lontana dagli orientamenti della Corte Suprema: è solo una minoranza dei cittadini statunitensi a volere che la “Roe vs Wade” venga abrogata. Un sondaggio che ha preso in esame il campione degli elettori alle ultime elezioni presidenziali ha evidenziato come il 69% ritiene che la Corte Suprema non debba toccare la legge del ’73 mentre il restante 29% è per un suo superamento. Già nello scorso dicembre, poi, una rilevazione demoscopica condotta per l’Associated Press indicava come una priorità per gli elettori democratici la protezione dei diritti relativi all’aborto. Un altro sondaggio certificava invece che la maggioranza degli americani fosse a favore del mantenimento della possibilità di interrompere la gravidanza legalmente nella maggior parte dei casi, se non addirittura in tutti. Alla fine saranno pochi uomini e donne a decidere. Il documento partorito dal giudice ultraconservatore è stato redatto a febbraio, riferiscono fonti informate di Politico. Quattro giudici di nomina repubblicana hanno votato per approvare il documento (e quindi abolire il diritto all’aborto) seguendo le indicazioni del relatore Alito, Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett e l’ultraconservatore Clarence Thomas. I tre giudici democratici, Sonia Sotomayor e Elena Kagan e Stephen Breyer, stanno lavorando a una contro-bozza. Non è chiaro come si schiererà il presidente della Corte, John G. Roberts, che è considerato un moderato; ma, anche se non dovesse appoggiare il testo anti-abortista, votando con i democratici, non basterebbe e la partita finirebbe 5 a 4 per coloro che vogliono sbarrare le porte all’interruzione di gravidanza.
Elena F.