
Nell’ultimo anno si legge e si sente parlare del Piano Nazionale di ripresa e resilienza, un insieme di misure in termini economici che aiuteranno i territori di tutt’Italia, in particolare il Sud. Focus sulla pubblicazione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri, che ripartisce il fondo per la progettazione territoriale, in termini monetari in circa 161.515.175 Euro investimento in rilancio e accelerazione per la progettazione dei piccoli comuni, province e citta metropolitane, in riferimento al Sud-Italia, soprattutto in Calabria, di cui porta voce è la ministra delegata Mara Carfagna.
Questo strumento serve per sostenere il lavoro degli enti locali, per cui ogni amministrazione si doterà di progetti per partecipare ai bandi e vedersi assegnate le risorse del pnrr e delle politiche di coesione nazionali ed europee.
Per la Città metropolitana di Reggio Calabria sono state assegnate circa un milione di euro, questo sempre nell’ottica di aiutare i comuni fragili a livello anche finanziario, di dotarsi di fondi per sostenere le spese di professionisti esterni e definire un insieme di progetti di tipo o urbanisco ma anche di innovazione sociale per entrare nei bandi del PNRR.
La domanda che ci poniamo, saranno in grado i comuni della Città Metropolitana a cogliere questa opportunità?
La fortuna del nostro territorio sono gli enti del Terzo settore, che lavorano incessantemente per rilanciare e sviluppare le varie comunità, ormai quasi abbandonate. Sostengono, aiutano, a volte si sostituiscono, a chi dovrebbe governare il territorio ed ha le competenze e siede negli scarni del potere, ad avere l’incipit a gestire e realizzare progetti e investire su professionisti dei territori. Purtroppo nella realtà del nostro Sud questo non succede, per questo i vari bandi del PNRR vedono la co-progettazione e collaborazione del terzo settore con i Comuni, cercando in sinergia di realizzare progetti che portano non solo uno sviluppo delle zone più abbandonate, in cui non vi è nessun servizio alla persona ma soprattutto nel mondo del Welfare, generare occupazione per i pochi giovani rimasti e per mettere in campo le loro competenze e professionalità. Tutto questo genera anche una sorta di economia circolare per le realtà delle piccole e medie imprese calabresi, soprattutto nel campo dell’agricoltura.
I risultati saranno tangibili da qui ad un anno, capendo se la gestione delle risorse sia andata a buon fine ,sperando che chi governa abbia a cuore il rilancio del proprio territorio e dei pochi giovani, che realizzano azioni di restanza e resilienza, proprio come l’acronimo del decreto: sarà un caso o un suggerimento?
Andrea Quattrone