Una risata potrà seppellire il Covid?

Negli ultimi 40 anni c’è stato un rilevante aumento dell’interesse della comunità scientifica per quanto riguarda il ruolo dell’umorismo nella promozione della salute. Le ricerche finora condotte mostrano che le persone dotate di un maggiore senso dell’umorismo tendono ad avere minori livelli di ansia e stress. Questo è vero in una vasta prospettiva di situazioni e, negli ultimi due anni, sono stati diversi gli studi per valutare il ruolo dell’umorismo nel mediare l’ansia e la paura da COVID-19. Inoltre, l’umorismo è spesso ispirato da circostanze tragiche: questo è accaduto anche durante la pandemia. Ciò è principalmente dovuto al fatto che l’umorismo rappresenta una strategia adattiva di coping individuale e le persone ne fanno riscorso spesso in situazioni in cui, sebbene si attivino per fronteggiare l’evento temuto, non ci riescono. In questi casi l’umorismo fa da regolatore delle emozioni negative e favorisce strategie cognitive quali il reappraisal cognitivo, la distrazione ed il distanziamento (Kuiper et al., 2014).

Nel marzo 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato lo stato di pandemia da Coronavirus. Una situazione che mai ci saremmo immaginati di fronteggiare ma che ha visto ben presto comparire sui social contenuti di stampo umoristico legati al Coronavirus. La pandemia di COVID-19, comportando minacce per la salute e la vita delle persone poste dalla malattia stessa e dalle sue complicanze, ha portato ad enormi cambiamenti nel funzionamento quotidiano delle persone, molti dei quali purtroppo cambiamenti negativi. Questi fattori possono aumentare il disagio psicologico e, di conseguenza, portare allo sviluppo di sintomi da disturbo d’ansia generalizzato.

L’evolversi della situazione pandemica ed il continuo emergere di materiale divertente e ironico legato al COVID-19, hanno portato numerosi ricercatori a valutare il ruolo e le funzioni dell’umorismo nell’affrontare questa situazione senza precedenti. Le ricerche scientifiche variano notevolmente nella loro qualità e rientrano in diverse grandi categorie quali, ad esempio, ricerche volte a valutare quale materiale umoristico viene maggiormente apprezzato e le funzioni svolte dall’umorismo pandemico. L’umorismo, in questo caso, può essere una risorsa preziosa per far fronte alla paura degli effetti imprevedibili del virus SARS-Cov-2 (Torres et al., 2020).

Fin da subito i social media sono diventati importanti strumenti per tenersi in contatto e per divulgare informazioni, ma anche per proporre materiale divertente volto a sdrammatizzare la situazione. Uno dei primi studi in questo ambito è stato condotto da Bischetti e collaboratori (2021): con un sondaggio su larga scala completato durante le prime fasi del lockdown in Italia, i ricercatori hanno studiato l’apprezzamento (divertimento e avversione) di diversi formati di umorismo legato al Covid-19 che venivano condivisi sui social media. I risultati hanno mostrato che l’apprezzamento dell’umorismo legato al coronavirus è legato a fattori demografici e alla distanza emotiva (e fisica) dal rischio percepito. Il rischio percepito di infezione ha amplificato l’avversione all’umorismo Covid-19, mentre la distanza chilometrica dalla zona del primo focolaio di contagio italiano ha favorito il divertimento in termini globali. Con l’aumentare dell’età e nelle donne, l’umorismo Covid-19 è stato giudicato più avverso. Gli individui che utilizzano abitualmente l’umorismo come strategia di coping hanno valutato l’umorismo Covid-19 più divertente e meno avverso. Sempre in occasione della prima ondata, è stata condotta una raccolta intensiva di barzellette, meme, fake news e teorie del complotto (Meder, 2021), mostrando come il contenuto servisse a esprimere frustrazioni, veicolare sentimenti aggressivi in modo umoristico e mitigare paura e sentimenti di sfiducia che stavano crescendo.

Uno studio americano (Olah & Ford, 2021) ha mostrato che lo stress e l’ansia da COVID-19 variano in base all’utilizzo di determinati stili umoristici: chi utilizza un umorismo auto-rinforzativo mostra minore stress e disperazione e mostra di impegnarsi maggiormente in comportamenti protettivi. In secondo luogo, le persone con uno stile di umorismo auto-svalutativo hanno mostrato il pattern contrario: hanno percepito più stress e disperazione a causa del COVID-19 e quindi hanno riferito di aver intrapreso comportamenti meno protettivi.

Infine, è interessante notare che molte persone si siano domandate se fosse corretto ed etico ridere di questa situazione. Uno degli aspetti più dibattuti in questo ambito, riguardava il fatto se fosse adeguato utilizzare l’umorismo per contrastare l’ansia generata dal coronavirus, anche a fronte delle morti avvenute. Per questo motivo Miczo (2021) ha condotto un’analisi qualitativa del contenuto di 20 testate giornalistiche. La maggior parte delle analisi tematiche ha mostrato che i media hanno concluso che era eticamente appropriato ridere della pandemia principalmente dovuto al fatto che la funzione principale assolta dall’umorismo fosse quella di distrazione e coping funzionale. In una situazione in cui le persone cercano disperatamente di sconfiggere la pandemia, si sono attivamente aggrappate all’umorismo per far fronte a ciò che non potevano cambiare.

Generalmente, gli studi finora condotti mostrano come l’umorismo sia uno strumento efficace nel ridurre significativamente lo stress e l’ansia associati alla pandemia. Consente alle persone di prendere le distanze in modo sano dalla realtà incerta del mondo colpito dalla pandemia, che è al di fuori del loro controllo. Questi studi forniscono ulteriori prove empiriche che l’umorismo è davvero una risorsa personale che svolge un ruolo importante nel far fronte all’ansia correlata alla pandemia SARS-Cov-2.

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