
La via di collegamento tra Roma e Reggio Calabria, nomata via Annia Popilia, fu costruita in appena quattro anni nel periodo compreso tra il 132 e il 128 A.C.
La direttiva aveva enorme importanza strategica dal punto di vista militare, dal punto di vista economico e dal punto di vista sociale collegando Roma con le Province più ricche dell’Impero e consentiva il collegamento terrestre con la Sicilia.
Si voglia considerare che Reggio Calabria ha rappresentato in epoca coloniale e nel secondo conflitto mondiale il terminale stradale e ferroviario per i rifornimenti che necessitavano alle campagne d’Africa. Per questa importanza strategica le aree collinari circostanti Reggio Calabria brulicavano di fortini, dotati di mortai e batterie antiaeree; Tale sito era talmente fortificato da impedire qualsiasi bombardamento aereo e passaggio di navi militari nello Stretto.
Naturalmente nel corso della seconda guerra mondiale l’aumentata capacita bellica degli alleati sostenuta da aerei (Lancaster) capaci di volare e piu alte quote riducendo le possibilita difensive dell’Asse, si abbatte con effetti catastrofici anche per la popolazione civile sulla citta di Reggio Calabria e sulla line ferroviaria azzerando i rifornimenti per l’Africa.
I Romani intesero la via Popilia anche come strumento punitivo per le città della Magna Grecia che si erano schierate con Cartagine. La direttiva tirrenica compresa tra le montagne e il mare estraniò città come Locri, Sibari, Kaulon, dal grande commercio stradale. La povertà e la miseria che si abbatterono sulle città neo greche ridusse la manutenzione delle coste con conseguente interramento dei porti e ampliamento delle paludi malariche.
Non diversamente la strada borbonica, costruita alla fine del diciottesimo secolo e completata da Napoleone Bonaparte e Gioacchino Murat, segno il declino delle città che al tempo della via Popilia avevano celebrato il passaggio degli eserciti di Carlo Magno, dei Re di Francia e di Spagna, dei Bizantini e dei Normanni come Seminara, Solano, Melia, Fiumara di Muro e Gallico Superiore.
Gabriele Quattrone