
Tra meno di cinque anni ricorrerà il trecentesimo anniversario della nascita di Padre Gesualdo Melacrinò. La Comunità dei credenti attende fiduciosa che in quella occasione, o anche prima, il Padre sia innalzato alla gloria degli altari.
Giuseppe Melacrinò nacque a Reggio Calabria il 18 ottobre 1725 e fu battezzato due giorni dopo. Entrò nel Convento dei Cappuccini di Fiumara di Muro e vestì l’abito col nuovo nome di Gesualdo da Reggio il 5 novembre 1740. Attese poi agli studi umanesimi e filosofici e acquistò padronanza nel latino e nel greco antico, nell’ebraico, nell’aramaico, nel francese e nello spagnolo. Nel 1784 i religiosi vennero soppressi ed espulsi dalla Calabria. Padre Gesualdo venne trattenuto dall’autorità del l’arcivescovo di Reggio perché necessario alla diocesi a causa dei disastri provocati dai terremoti del 1783 e del 1784. Visse quindi per 10 anni in povertà assoluta in una baracca di legno di proprietà del fratello, Canonico Don Candiloro. Nel 1792 rinunciò alla nomina di Vescovo di Martirano proposta da Pio VI e dal re Ferdinando IV, piegandosi nel 1801 al volere dei confratelli che lo vollero Ministri provinciale presso il Convento del Santuario della Madonna della Consolazione. Padre Gesualdo confessava sino a notte avanzata, visitava i malati in ospedale e i detenuti, girava per le case con una bisaccia e dava l’elemosina raccolta ai poveri, mangiava scarso cibo una sola volta al giorno, dormiva per terra e si flagellava a sangue. Morì il 28 gennaio 1803 e fu sepolto nella Basilica della B.V.M. della Consolazione-Eremo di Reggio Calabria.
Nel 1982 il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha proclamato che il Servo di Dio Padre Gesualdo da Reggio Calabria O.F.M. Capp. ha esercitato in modo eroico le Virtù Teologali: fede, speranza e carità, sia verso Dio che verso il prossimo, quelle cardinali della prudenza, della giustizia, della temperanza e della fortezza “carumque adnexis”.
Ormai manca un solo miracolo per elevarlo alla gloria degli altari.
Gabriele Quattrone