Prospettive sull’Intelligenza Artificiale

Gli esseri umani fanno riferimento a se stessi col termine di homo sapiens perchè danno un ruolo centrale nella definizione della loro essenza alla loro intelligenza.
Per migliaia di anni abbiamo cercato di comprendere i meccanismi e la natura del pensiero, ovvero, come accada che un semplice agglomerato di materia biologica possa percepire, comprendere, predire e manipolare l’ambiente complesso dentro cui si trova a vivere.
Il campo dell’intelligenza artificiale, o IA, va ancora più in là: il suo obiettivo non è solo comprendere cosa è l’intelligenza e come viene prodotta, ma costruire entità intelligenti.
Se vogliamo parlare di intelligenza artificiale dobbiamo prima condividere un vocabolario e determinare, seppur in forma di semplici definizioni, cosa si intenda per intelligenza e cosa per artificiale.
L’intelligenza è “comprensione non solo degli oggetti ma anche e soprattutto di noi stessi, è quindi autocoscienza. È capacità di inventare il nuovo; è la facoltà di apprendere e correggersi” (Biuso, 2004). Per definire, invece, cosa sia l’artificiale dobbiamo calcare un terreno che non è né il campo del naturale né quello del tecnologico: il primo, il naturale, rappresenta il regno delle cose (animate e inanimate) che esistono di per sé, in natura appunto; il secondo, ovvero il tecnologico, è l’insieme delle cose (inanimate) che vengono prodotte dall’uomo nel tentativo di modificare e controllare l’ambiente a vantaggio della nostra specie.
Per artificiale si intende, invece,ciò che è tecnologico ma che allo stesso tempo imita ciò che è naturale, in poche parole è la riproduzione (o il tentativo di riproduzione) di un esemplare esistente in natura è “ una terza realtà fatta di tecnologia ispirata alla natura, una realtà, se sivuole, naturale” (Negrotti, 2000)

Andrea Quattrone

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