Recenti ricerche sulla Stimolazione Neurocognitiva

In passato si operava per mezzo di stimolazione cognitiva solo per bambini con disabilità cognitiva, mentre si riteneva che per l’età adulta e per i casi di demenza non potesse trovarvi applicabilità. Studi recenti, invece, hanno permesso di superare quella visione del cervello come di una struttura fissa e immutabile. Si è appurato di come il cervello abbia capacità compensative nel caso di disfunzione di una delle sue aree, essendoci particolari cellule cerebrali che hanno in sé la possibilità di specializzarsi all’occorrenza: le cosiddette cellule progenitrici. Queste acquisizioni hanno contribuito a dimostrare che anche il cervello della persona adulta è, quindi, suscettibile di modificazioni e riorganizzazioni.
Per plasticità neuronale si intende la capacità dei neuroni di ri-specializzarsi in determinati compiti di trasmissioni di specifiche informazioni al fine di supplire a deficit del sistema.
Ad esempio, nel caso in cui vi siano lesioni in un emisfero del cervello è accaduto che l’altro emisfero sano si sia riorganizzato per supplire al deficit.
In aggiunta alla plasticità neuronale il cervello presenta una condizione di ridondanza neuronale, ovvero la presenza di neuroni specializzati in numero maggiore rispetto al vero fabbisogno; ciò rende possibile una specie di scorta neuronale in caso di necessità. I neuroni sono, quindi, capaci di sostituire quelli danneggiati.
Oltre alla ridondanza come numero di neuroni, le funzioni del cervello sono svolte da connessioni sinaptiche tra neuroni; in caso di cortocircuiti tra queste connessioni, il cervello si riorganizza in modo da bypassare quelle connessioni compromesse.
La varietà degli stimoli cognitivi fa in modo che le connessioni neuronali possano potenziarsi e possano, altresì, supplire alle mancanze di altri neuroni affini. Azioni ripetute nel tempo fortificano la trasmissione dei dati di quelle specifiche azioni in modo da rendere più efficaci eventuali riorganizzazioni sinaptiche in presenza di traumi. È inoltre probabile che un neurone compromesso da traumi collegato sinapticamente a neuroni in attività rinforzata possa recuperare parte della funzionalità perduta in occasione del trauma.

Andrea Q.

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