In una cultura stordita del mito della tecnica, che ha reso l’uomo un semplice funzionario ad essa assoggettato, vogliamo a tutti i costi sbarazzarci di ogni cosa ci inquieti, di ogni cosa ci metta anche solo per un attimo in crisi le nostre certezze, i nostri punti di riferimento. È più conveniente rimuovere dal nostro orizzonte tutte le situazioni di disagio e sofferenza cosicchè possiamo sentirci onnipotenti e imbattibili. Tuttavia, diversi gradi di sofferenza, dal malessere della preoccupazione all’angoscia, dal timore alla fobia, dall’insuccesso al fallimento abitano le coordinate spaziotemporali della nostra esistenza.
Questo voler negare per forza le grandi e piccole fragilità ci fa capire quanto viviamo un’esistenza frammentata, più sicura sotto il profilo dei rischi ambientali, e neanche troppo, ma comunque con meno certezze di quello che la tecnica sembra poterci offrire. La sofferenza, quasi fortunatamente però, prima o poi si manifesta, chiama per nome e in accordo con Heidegger addirittura rivela e svela l’essere e la sua unicità.
Infatti sono proprio le zone d’ombra, le posizioni insicure, il non pensato a portarci alla scoperta dell’incontro con noi stessi e con gli altri. Il punto di partenza è necessariamente la solitudine, la solitudine di essere se stessi per arrivare alla condivisione, all’ “essere- con” “mit-sein”.
La dimensione della sofferenza umana si intreccia in modo decisivo con la nostra esperienza di vita, plasmando le nostre percezioni e influenzando le nostre interazioni sociali. È attraverso la gestione e il superamento delle sfide personali e collettive che possiamo intraprendere un percorso di crescita e autorealizzazione, sviluppando una maggiore consapevolezza di noi stessi e delle dinamiche relazionali che ci circondano. In questo processo, emergono elementi di vulnerabilità e forza, consentendo la costruzione di connessioni più autentiche e profonde con il mondo e le persone che incontriamo lungo il cammino. La sofferenza, lungi dall’essere esclusivamente un’esperienza negativa, può divenire un’opportunità di trasformazione e evoluzione personale, aprendo spazi di riflessione e crescita interiore che alimentano il nostro percorso di ricerca di significato e realizzazione.
Luisa Laface