
Cenni storici dall’ Illuminismo al Secolo XX
La questione che il pedagogista si deve porre costantemente all’interno di relazioni d’aiuto con soggetti diversamente abili o che presentano una complessità di funzionamento, è quella di progettare le migliori condizioni possibili, con metodi e strumenti adeguati ai bisogni e alle capacità del soggetto, per un percorso educativo e apprenditivo che abbia maggiori probabilità di risultare efficace.
Un importante contributo alle possibilità dell’educare, cioè dell’educabilità di ogni persona, è costituito dalle scienze bioeducative, ambito di ricerca trasversale a diverse aree di studio. Con esso si vogliono individuare possibili relazioni tra la pedagogia da una parte e le neuroscienze dall’altra, pur nel rispetto dell’identità delle due discipline, al fine di ottenere ricadute positive nel dibattito teorico sulle problematiche formative.
Le prospettive epistemologiche individuabili in quest’ambito di ricerca fanno riferimento non soltanto alla filosofia, ma anche ai progressi delle neuroscienze e al post-cognitivismo.
A tal proposito, Elisa Frauenfelder e Flavia Santoianni affermano:
“Ciò significa guardare oltre gli elementi generali che hanno caratterizzato la ricerca delle scienze cognitive ( come il rapporto mente-cervello, l’esigenza di interpretare la realtà codificandola in sistemi di simboli, il ruolo della memoria, l’acquisizione di regole e la trasformazione delle informazioni in rappresentazioni mentali); rivedendoli e superandoli in un processo evolutivo di crescita che non nega il cognitivismo ma ne evidenzia alcune anomalie, e si prospetta come una possibile rivoluzione scientifica.”
Gabriele Quattrone