
L’abbandono da parte del DSM-5 del sistema di valutazione multiassiale del DSM-III riflette il riconoscimento che un sistema categoriale eccessivamente rigido non coglie l’esperienza clinica o importanti osservazioni scientifiche. Con l’intento di aumentare la specificità diagnostica, il DSM-5 ha sostituito il Disturbo NAS (Non Altrimenti Specificato) con due opzioni: Disturbo con altra specificazione e Disturbo senza specificazione, per consentire al clinico di specificare o meno le caratteristiche di un disturbo che non corrisponde appieno alla sintomatologia necessaria per entrare nella categoria diagnostica corrispondente.
Il DSM-5 utilizza il termine dimensionale con significati diversi da quello originario, accorpando più disturbi in una categoria più ampia, come ad esempio per il “disturbo da uso di sostanze”. Infine, il DSM-5 ha introdotto degli specificatori quantitativi di gravità dei sintomi elencati all’interno di alcuni disturbi. Per quanto riguarda i disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction il DSM-5 ha fuso le diagnosi e le categorie di abuso e dipendenza da sostanze del vecchio DSM-IV in un unico disturbo da uso di sostanze, misurato su un continuum da lieve a grave, e ne ha raccolto i criteri per la diagnosi, quasi identici ai precedenti, in un unico elenco di 11 sintomi.
Nel complesso ha aumentato i criteri da soddisfare per porre diagnosi di disturbo da uso di sostanze. Ha stabilito una soglia per la diagnosi di disturbo da uso di sostanze a due o più criteri, rispetto alla soglia di uno o più criteri per la diagnosi di abuso di sostanze e alla soglia di tre o più per la diagnosi di dipendenza che dava il DSM-IV. Ha inoltre fornito i criteri per il disturbo da uso di sostanze, accompagnati dai criteri intossicazione, astinenza, disturbi correlati a sostanze e disturbi correlati a sostanze senza specificazione, dove applicabili. All’interno dei disturbi da uso di sostanze, il DSM-5 ha eliminato il criterio del DSM IV relativo ai problemi legali ricorrenti collegati a sostanze ed ha aggiunto il nuovo criterio di craving, o forte desiderio o spinta all’uso di una sostanza. Il DSM-5 ha infine previsto degli indici di gravità: la presenza di due o tre sintomi suggerisce un disturbo da uso di sostanze lieve, la presenza di quattro o cinque sintomi moderato e la presenza di sei o più sintomi grave. Il cambiamento della gravità nel corso del tempo è anche rilevabile dalle riduzioni o dagli aumenti nella frequenza e/o dose di sostanza usata, valutati tramite il resoconto diretto dall’individuo interessato, il resoconto di altri esperti, le osservazioni del clinico e test biologici. Il capitolo sui disturbi correlati a uso di sostanze è stato ampliato per comprendere il disturbo da gioco d’azzardo.
Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP), secondo la definizione del DSM-IV, è un disturbo del controllo degli impulsi, che consiste in un comportamento di gioco persistente, ricorrente e maladattivo che compromette le attività personali, familiari o lavorative. Il DSM-5 ha riclassificato il gioco d’azzardo patologico nell’area delle dipendenze (addictions) per le similarità con le dipendenze da alcol e altre sostanze d’abuso. In clinica, il disturbo non viene più definito “gioco patologico” ma “disordered gambling” (gioco problematico). Inoltre, anche in questo caso, l’aver commesso atti illegali non è più considerato uno dei criteri per la diagnosi del gioco d’azzardo patologico. Questo cambiamento riflette la crescente e consistente evidenza che alcuni comportamenti, come il gambling, attivano il sistema di ricompensa del cervello, con effetti simili a quelli delle droghe e che i sintomi del disturbo da gioco d’azzardo assomigliano in una certa misura a quelli dei disturbi da uso di sostanze.
Andrea Quattrone