Riflessioni sul Disturbo Narcisistico di Personalità (DSM-5)

Considerazioni sul Narcisismo dei nostri giorni

Il Disturbo Narcisistico di Personalità, come tutti i disturbi di personalità, non conosce variazioni significative nel tempo pur potendosi clinicamente manifestare in modi diversi in rapporto al variare delle consuetudini sociali. Nel mito Narciso viene condannato a riversare su sé medesimo ogni manifestazione d’amore sino a divenire schiavo di una immagine meravigliosa di Sé. In senso clinico il ritiro narcisistico sul sé comporta la perdita delle relazioni adulte con gli altri, ovvero la perdita di contatto con la realtà. In senso psicodinamico la condizione riporta il soggetto a una modalità infantile e preedipica nella relazione con la madre che si struttura in un legame simbiotico e fusionale che precede la dolorosa separazione dalla figura materna. Questa modalità primitiva di interazione conservata nell’età adulta in forma stabile costringe il soggetto a evitare di coinvolgersi e di essere coinvolto in relazioni affettive per il timore profondo di doversi esporre a una nuova lacerazione affettiva. Nella società del XXI secolo il soggetto può bearsi della meravigliosa immagine di sé distribuendola, magari sotto false spoglie, attraverso sistemi tecnologici quali internet che consentono di operare con una identità fittizia. È quindi più facile che in passato assumere e trasmettere via internet una identità diversa di sè o addirittura immagini multiple di sé che soddisfano il proprio io e non sono contestabili dagli altri eventuali fruitori. Si consideri in tal senso che il narcisista non cerca negli altri la conferma della sua grandezza (essendone già certo) ma verifica attraverso la rete la mancanza di critiche, peraltro impossibili nel momento in cui assume identità diverse.  La tendenza globale dei bambini e degli adolescenti all’isolamento sociale rende i soggetti governati da una meravigliosa immagine di sè internet dipendenti a rischio nel momento in cui essi devono esporsi al contatto con la realtà. Tuttavia è impossibile evitare all’infinito il contatto con la realtà e giunge inevitabilmente il momento in cui la persona deve esporsi al confronto diretto con gli altri. Quando il soggetto incontra un sè diverso da quello immaginario e meraviglioso che ha costruito, tenta di evitare il crollo dell’autostima con strategie di negazione e proiezione che comportano il ritiro in un mondo fantastico, ovvero nella patologia psichiatrica. Un diverso e frequente modo di affrontare la lacerazione affettiva è quello di ricorrere, come accade sempre più di frequente negli adolescenti, specialmente giapponesi, al suicidio.             

Gabriele Quattrone

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